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Largo alla Roubaix, un pezzo di storia francese corre sul pavè
 
13-04-2008 09:55 Marco Chiucchi

Fonte: Il Sole 24 ore

Autore Dario Ceccarelli

Parigi-Roubaix MappaIspira sentimenti forti. Con Lei non c'è spazio per le mezze misure, per le osservazioni sottili. O la ami appassionatamente, come l'hanno amata Francesco Moser e Franco Ballerini; oppure la detesti con tutto il cuore, come l'ha detestata Bernard Hinault, il monumentale corridore bretone che pur odiandola non potè fare a meno di affrontarla un giorno di primavera del 1981.
Finì che la vinse, davanti a un De Vlaeminck stranamente impacciato, grazie a uno sprint ristretto nel velodromo di Roubaix. Ma Bernard non era contento. Scese dalla bicicletta e disse con aria offesa: "Mai più!"
L'avete capito, non c'è bisogno di tirarla per le lunghe. Questa Regina capricciosa, che mette in subbuglio il cuore di fan e corridori, è la Parigi-Roubaix, detta anche semplicemente "Roubaix" perché basta la parola. Una straordinaria rompipalle che ogni anno tira fuori tutta la sua formidabile storia costringendo i tanti innamorati a fare i conti con lei.
Domenica si corre la 106° edizione e già si nota una certa agitazione. Nei bar e nei bistrot, dopo le cinque del pomeriggio, cominciano le prime discussioni. Pioverà? Farà freddo? Oppure, come dicono i soliti scontenti, anche la "Reine" non è più quella di una volta quando era terra di conquista del magnifico Roger De Vlaeminck, detentore con quattro successi del record di vittorie?
Vai a capire chi ha ragione. Il bello di questa corsa è proprio la sua assoluta pazzia. Quel senso di insensata lotteria che premia lo sconosciuto e magari penalizza il campione finito a gambe all'aria per una stupida distrazione dopo cinque ore di corsa perfetta.
La Roubaix è un po' come il calcio. Non sempre vince il migliore. Una zolla può cambiare il corso di una edizione, una buca modificare un ordine d'arrivo. Nel 1993 Franco Ballerini finì secondo per 8 centimetri battuto dal vecchio Duclos Lassalle. Per il toscano, antico corteggiatore della Roubaix, fu uno choc. Non voleva più tornarci. Fortunatamente ci ripensò dominando poi le edizioni del 1995 e del 1998. Ma Ballerini, in questo senso, non fa testo. Lui è un esagerato. Non a caso, da queste parti, nei poco invitanti bar sport della stazione vicino a Compiègne, lo considerano un extraterrestre, il figlio di un Dio maggiore arrivato chissà come da queste parti. Anche Moser era molto amato. Francesco vinse tre volte consecutivamente (1978-79-80) in quel suo modo arrembante, da cavaliere senza paura. Sembrava costruito per questa corsa che non perdona chi la subisce o la teme.

La Parigi-Roubaix è la Reine. Si fatica a scriverne perché la sua gloria è scontata, perché tutto è già stato ingigantito. Scrive Mario Fossati, uno dei più ispirati giornalisti di ciclismo: «Esiste una letteratura sull'inferno del nord, sulle ragnatele di pista, terremotate da una incuria di secoli. Il fondo stradale della Roubaix viene personificato al punto che il nemico da abbattere è il percorso, quel selciato di mattonelle ineguali divise dalla rossa polvere di porfido, o dal nero pulviscolo di carbone, con due banchine o bordures vagamente ciclabili ai margini, soffici o scivolose o motose: comunque sempre infami. Nelle corse ciclistiche la natura è solitamente un oggetto: nella Roubaix è sostanza».
C'è tutto il mistero di questa corsa nelle parole di Fossati. Oltre ad essere una corsa ciclistica, la Reine, è anche una storia molto francese. Gli italiani, che aprirebbero una spaghetteria dentro il Colosseo, non sarebbero mai riusciti a far diventare monumento nazionale dei pietroni aguzzi coperti di polvere e di carbone. Qui invece regna la tradizione. E giustamente si tutela il proprio passato nonostante gli insulti dei contadini della zona poco contenti, abbandonati i carri di carbone, di farsi venire il mal di pancia guidando i trattori sulle pietre del pavè.
Proprio la socialista Segolène Royale, nel 1992, prese a cuore la Roubaix facendo classificare i tratti di pavè come monumenti storici al pari di una cattedrale o di un castello. Questa domenica i chilometri di pavè saranno 52 divisi in 28 settori. E all'ingresso della ormai leggendaria foresta di Aremberg è stata inaugurata una stele alla memoria di Jean Stablinski, il francese di origine polacca iridato nel 1962 e morto nel luglio scorso. Detto tra parentesi, Stablinski, prima di salire in bicicletta, proprio in queste zone aveva fatto il minatore.

Una storia francese, dicevamo. Bisogna esserci passati, in questo pezzo di Francia del Nord dove il vento soffia sui detriti minerali, per entrare nel sangue di questa corsa così fuori dalle regole e dal mondo. Anche la gente del posto la ama in modo controverso. Da un lato ne riceve dei vantaggi, primo fra tutti quello di potersela godere davanti a una brasserie scolandosi dei robusti boccali di birra. Bevute collettive. Molti infatti si portano dietro moglie e figli trasformando questa domenica di corsa in un infinito picnic durante il quale il passaggio dei corridori, annunciato dalle sirene della polizia stradale, diventa decisivo come un bicchiere di Beaujaulais dopo un'abbuffata di formaggi e salsicce.

I francesi, sofisticati cultori del ciclismo su strada, in queste performances sportivo-gastronomiche (forse l'ordine va invertito) hanno raggiunto un livello di eccellenza popolare che a noi ancora difetta. C'è più cultura, più storia. Bisogna fermarsi nella foresta di Aremberg, il più dannato dei tratti in pavè, per capire come la Roubaix sia entrata nel vissuto di questa gente. Qui c'è tutta la Francia non parigina, quella più legata alla terra e più resistente ai cambiamenti, con gli uomini che portano il cappello e vanno alla domenica mattina a bere un' Artois al Cafè Terminus nella piazza del municipio. Ai bordi della foresta, di fianco a quella famosa striscia di terra battuta dove passano i corridori, le loro donne applaudono tutto e tutti in un tripudio di domenica di festa che sembra uscito da un quadro di Renoir. Incorniciate da civettuoli cappellini o intabarrate in improbabili mantelle, santificano con gridolini d'entusiasmo questa domenica così speciale.
Ma la Roubaix non è solo coreografia. È anche corsa. Corsa vera. Per quanto disertata, forse colpevolmente, dai migliori corridori del mondo è diventata sempre più corsa per specialisti senza perdere prestigio e interesse. Resta la gara in linea più vista nel mondo perchè riporta il ciclismo all'epoca dei pionieri, degli agguati, dei duelli senza paura. A quel ciclismo che non c'è più, perché tutto lo sport è diventato un'altra cosa, e non c'è bisogno ogni volta di ripeterlo.

Resta una domanda: chi la vince è un fachiro o un vero campione? Forse tutte e due, comunque è corsa da numero uno. Il pivello non la sfanga. Quel giorno, se vince, anche lui deve aver qualcosa in più. E Naturalmente tanta, tanta, fortuna.
«Ci sono tante cose ingiuste e strane nella Roubaix», spiega Franco Ballerini. «Per esempio non basta essere bravi per vincerla. Però resta una corsa unica. E in questa sua unicità si nasconde tutto il suo fascino».
Eddy Merckx, tre volte primo, attacca gli assenti: «È un danno sia per loro che per il ciclismo. Datemi retta: se non la fanno, non credete a tutte quelle balle che dicono sulla preparazione, eccetera eccetera. Non la fanno perché hanno paura. Perché alla sera, quando tornano in albergo, non vogliono aver la schiena a pezzi e le mani che tremano ancora come quelle dei vecchi...».

12 aprile 2008

 

 

Cunego batte Contador. Il ritorno del Principe
 
11-04-2008 18:54 Marco Chiucchi

LampreTorna al successo Damiano Cunego, primo centro stagionale. Conquista la 5° tappa dei Paesi Baschi, la più prestigiosa e impegnativa. Niente di che rispetto alle tappe alpine o pirenaiche, ma Damiano ha dimostrato di esserci, con i primi, con i migliori. Il percorso, funestato dalla pioggia incessante, ha reso interessante il finale. I corridori hanno affrontato una salita che lo stesso Damiano ha definito "impressionante". Negli ultimi quindici km si doveva salire sull'Alto de Aia, punte del 26%, per ridiscendere verso il traguardo di Orio.

Incredibile la cornice di pubblico presente nei km conclusivi di corsa, la Saunier Duval in testa al gruppo ha cercato di eliminare possibili pretendenti alla vittoria, Riccardo Riccò evidentemente si sentiva in buona forma, ma come vedremo poi sarà sfortunato nel prosieguo.

A rompere gli indugi ci pensa Joaquin Rodriguez della Caisse d'Epargne, attacca dove le pendenze sono del 18%, risponde prontamente Alberto Contador, dietro Damiano Cunego, seguito da Evans e Frank Schleck. Scollinano Contador e Rodriguez da soli, ma nel tratto in discesa si rifanno sotto i favoriti, c'è anche David Herrero, rientra anche Kim Kirchen.

All'ultimo km, quando tutto faceva pensare ad una volata di gruppo, una rotatoria beffarda, coinvolge David Herrero e Riccardo Riccò ad una scivolata. Dietro di loro rallentano per evitare la stessa sorte, mentre davanti il Principe di Cerro Veronese e il Pistolero di Madrid si vanno a giocare la vittoria in uno sprint a due. Il corridore della Lampre è più veloce e per Contador non c'è nessuna speranza, vittoria netta di Damiano Cunego. A 5" di ritardo arrivano l'olandese Thomas Dekker, Kim Kirchen e Davide Rebellin.

Nella classifica generale Alberto Contador ha 8" di vantaggio su Damiano Cunego e 15" su Thomas Dekker. Domani la cronometro conclusiva di 20 km, da Orio - Aia - Orio (ITT), vede favorito il corridore dell'Astana. Poche le speranze italiane, per Cunego sarà difficile difendere il podio anche dall'assalto dei cronoman Dekker e Kirchen.


L`ordine d`arrivo della 5.a tappa:

1 Damiano Cunego (Ita) Lampre
2 Alberto Contador (Spa) Astana
3 Thomas Dekker (Ola) Rabobank a 5``
4 Kim Kirchen (Lus) High Road
5 Davide Rebellin (Ita) Gerolsteiner

La classifica generale:


2 Alberto Contador (Spa) Astana
1 Damiano Cunego (Ita) Lampre a 8``
3 Thomas Dekker (Ola) Rabobank a 15``
4 Kim Kirchen (Lus) High Road
5 Davide Rebellin (Ita) Gerolsteiner

 

 

Capolavoro... è Oscar!
 
09-04-2008 17:12 Marco Chiucchi

Oscar FreireIl tempo del Fiandre è solo un cattivo ricordo per i ciclisti, oggi il sole favorisce i velocisti e toglie imprevedibilità alla corsa. La settantesima edizione della Gent-Wevelgem è abbastanza veloce, in fuga si lancia in solitario Ermanno Capelli della Saunier Duval, per lui un azione folle, da solo nelle temibili strade del nord, un giorno che sicuramente rimarrà nella sua memoria. Il suo vantaggio raggiunge anche 9 minuti ma non c'è nulla da fare per lui. Viene ripreso ai -27 dall'arrivo. A riprenderlo sono Filippo Pozzato, Liquigas, e Philippe Gilbert, Francaise de Jeux, entrambi erano usciti insieme a Matti Breschel, dal grosso del gruppo. Breschel però si deve fermare per una foratura e viene subito inghiottito dalla pancia del plotone.

Il Kemmelberg viene percorso a tutta con un grandissimo Alessandro Ballan in testa a fare l'andatura, tallonato da Quinziato con funzione di stopper. La bella azione del corridore della Lampre produce uno strappo nel plotone, si formano due gruppetti, nel primo però ci sono tutti i favoriti della vigilia, quindi ormai la corsa è veicolata verso la volata. Il vantaggio di Pozzato, Gilbert e Capelli è risicato, sono raggiunti in breve tempo.
Allora ci riprovano altri corridori, Elmiger e Arvesen, dietro si riportano sotto O'Grady, Guesdon e Quinziato. Nulla da fare, anche questa azione non va in porto.

L'arrivo è in gruppo compatto, la Rabobank si è sobbarcato parecchio lavoro durante la tappa, lo stesso accade nel finale. Nelle prime posizioni anche la Milram per Zabel.
La volata nel lungo rettilineo sembra non finire mai, in testa c'è Oscarito Freire che parte lungo, però dietro nessuno riesce a compiere la rimonta, in risalita arriva secondo lo svizzero Aurelien Clerc, terzo Weylandt, sulle prime confuso da tutti come Tom Boonen. Per Zabel un modesto quarto posto. Migliore italiano è Luca Paolini dell'Acqua E Sapone.
Oscar Freire aggiunge un altra importante corsa al suo illustre palmarès, è il primo spagnolo a vincere questa corsa, un corridore veramente atipico, un campione dalla classe infinita.

1 Oscar Freire (Spa) Rabobank
2 Aurélien Clerc (Swi) Bouygues Telecom
3 Wouter Weylandt (Bel) Quick Step
4 Erik Zabel (Ger) Team Milram
5 Kenny De Haes (Bel) Topsport Vlaanderen
6 Luca Paolini (Ita) Acqua Sapone-Caffè Mokambo
7 José Joaquín Rojas (Spa) Caisse d'Epargne
8 Stuart O'Grady (Aus) Team CSC
9 Heinrich Haussler (Ger) Gerolsteiner
10 Roger Hammond (GBr) High Road

9 Aprile: 70° Gent - Wevelgem
 
08-04-2008 18:53 Leonardo Rezzonico

Gent-WevelgemDopo le fatiche del Fiandre e prima di quelle della Roubaix, il panorama ciclistico ci offre da tempo un’altra classica. Questa corsa, la Gent-Wevelgem, è indubbiamente affascinante anche se non potrà mai essere paragonata alle altre due classicissime del pavé. Quest’anno si svolgerà la settantesima edizione, la prima invece si disputò nel lontano 1934 e da allora questa corsa ha rappresentato una manifestazione importante nella quale dimostrare il proprio valore.

 

Si capisce che questa corsa non è una classicissima a partire dal chilometraggio. 209 Km sono tanti, ma nulla in confronto ai 300 di Sanremo e Roubaix. Il percorso è adatto ai velocisti che devono superare indenni una sola salita, il Kemmelberg, da ripetere due volte che però termina a 37 km dal traguardo e, sebbene sia dura, non riesce a essere particolarmente selettiva. Rispetto agli anni scorsi tuttavia il percorso è stato in parte modificato: la discesa del Kemmelberg, caratterizzata da un pavé sconnesso, da molti anni era affrontata con grande paura dai corridori e così gli organizzatori hanno preferito eliminare questa parte del percorso. Esiste però un’altra modifica: è stato infatti inserito lo Steenstraat ossia un tratto di 2,7 km di pavé dove alcuni corridori potranno cercare di fare la differenza. In ogni caso, sarà molto difficile distanziare i velocisti, anche perché, come l’albo d’oro dimostra, questa corsa è stata spesso preda di corridori dallo spunto veloce.

 

E’ difficile trovare un unico favorito a questa corsa perché talvolta alcuni corridori la percorrono con l’unica intenzione di preparare la Roubaix ma è altamente probabile che i grandi velocisti presenti alla partenza cerchino di portare a casa questa classica. Velocisti del calibro di Tom Boonen e Thor Hushovd, che hanno già vinto questa corsa e si sono dimostrati in ottima forma al giro delle Fiandre, saranno da seguire con attenzione ma guai a dimenticarsi di Oscar Freire , Robbie McEwen e Gert Steegmans che in un arrivo in volata sono temibilissimi. A difendere i colori italiani ci penserà Alessandro Ballan ma soprattutto Danilo Napolitano, saranno loro a dover cercare di conquistare questa corsa che non vinciamo dal 2002 quando si impose Cipollini. Ma la Gent-Wevelgem non è finita sempre in volata, l’anno scorso per esempio vinse Marcus Burghardt con una manciata di secondi sul gruppo ed è quindi lecito aspettarsi una difesa del titolo da parte del corridore tedesco e un azione simile a quella dell’edizione passata orchestrata da altri corridori con caratteristiche simili.


Kirchen davanti a Bettini
 
08-04-2008 16:38 Marco Chiucchi

Kim KirchenLa seconda tappa del Giro dei Peasi Baschi è caratterizzata, ancora una volta, dal maltempo, lungo tutto il percorso. Nonostante tutto i 153 km da Lagazpi a Erandio, vengono percorsi velocemente. La tappa vede in testa 4 corridori, l'ultimo dei quali Albasini viene raggiunto ai meno 5 dall'arrivo.Il gruppo è tirato soprattutto dalla Quick Step di Bettini e dalla Karpin Galicia. L'Astana rimane per tutta la tappa nelle prime posizioni, proteggendo il leader della corsa da rischiose cadute.
La strada bagnata rende rischiosa la volata di gruppo, così ci provano in parecchi, Contador è attentissimo a rattoppare ogni possibile attacco, ogni breve salita è l'occasione buona per provarci. Anche Schumacher si rivede in testa abbastanza combattivo.

Ma il gruppo va all'arrivo compatto, la volata ha un intoppo quando si affronta una rischiosa rotatoria. Cade a terra un uomo della Saunier Duval, non è Riccò, il gruppo si spezza. La volata parte lunghissima con Bettini tra i primi, si vedono anche maglie Lampre. A sorpresa, sfrutta l'arrivo in leggera pendenza, il lussemburghese Kim Kirchen, in forza alla High Road, che precede di mezza bicicletta il Campione del Mondo Paolo Bettini, terzo il velocista della Karpin Galicia David Herrero. Ottima prestazione per Nocentini e Cunego, rispettivamente 4° e 5°. Contador mantiene la testa della classifica generale, rimane in scia Cunego a soli 8 secondi.

Domani la terza tappa sarà sicuramente interessante con quattro ascensioni, tre di seconda categoria e una di terza. L'ultima, l'Alto de Aguilar a soli 10 km dall'arrivo. In complessivo 195 km da Erandio a Viana.
Continuerà la lotta tra Contador e Evans, come terzo incomodo ci sarà Damiano Cunego.

Ordine d'arrivo


1º Kim Kirchen High Road 3h40'42"
2º Paolo Bettini Quick Step     st
3º David Herrero Karpin Galicia st   
4º Rinaldo Nocentini Ag2r    st
5º Damiano Cunego Lampre    st

Generale
 

1° Alberto Contador   Astana 7h20'04"
2° Ezequiel Mosquera   Karpin Galicia  3"
3° David Herrero   Karpin Galicia  8"
4°  Damiano Cunego  Lampre  8"
5° Peter Velits  Milram  8" 

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Cos' è il ciclismo

Cos è il ciclismo? Ciclismo è vita, ciclismo è passione, ciclismo è sacrificio! Il ciclismo è uno sport molto impegnativo, che però trasmette emozioni stupende!

Il ciclismo è uno sport affascinante che ha mille sfacciettature; il ciclismo esiste in varie categorie ( ciclismo da strata, ciclismo in pistoia, ciclismo amatoriale, Mountin Bike ... ), ma ciò che più conta è il senso del ciclismo! Il ciclismo, a livello agonistico, non è paragonabile ad altri sport; il ciclismo è coinvolgente, il ciclismo è passione! In una gara di ciclismo, come il Giro d'Italia, gli appassionati urlano insieme, applaudono i vari corridori, non solo il proprio campione! Il Ciclismo non è da intendere solo come sport, ma come stile di vita, anche perchè comporta molti sacrifici, che però sono ripagati.
Detta questa breve introduzione sul Ciclismo vogliamo dire che non si può sporcare uno sport così bello, il ciclismo deve essere pulito! Il ciclismo deve dare l'esempio agli altri sport, e non andare a finire come gli altri!

IL CICLISMO E’ FATICA - IL CICLISMO E’ FESTA - Il CICLISMO E’ SOFFERENZA - IL CICLISMO E’ AMARE TUTTO QUESTO - IL CICLISMO E’ CREDERCI; SEMPRE…COMUNQUE - IL CICLISMO NON PERDONA CHI BARA - IL CICLISMO E’ PASSIONE