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Ciclismo

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Largo alla Roubaix, un pezzo di storia francese corre sul pavè PDF Stampa E-mail
 

Fonte: Il Sole 24 ore

Autore Dario Ceccarelli

Parigi-Roubaix MappaIspira sentimenti forti. Con Lei non c'è spazio per le mezze misure, per le osservazioni sottili. O la ami appassionatamente, come l'hanno amata Francesco Moser e Franco Ballerini; oppure la detesti con tutto il cuore, come l'ha detestata Bernard Hinault, il monumentale corridore bretone che pur odiandola non potè fare a meno di affrontarla un giorno di primavera del 1981.
Finì che la vinse, davanti a un De Vlaeminck stranamente impacciato, grazie a uno sprint ristretto nel velodromo di Roubaix. Ma Bernard non era contento. Scese dalla bicicletta e disse con aria offesa: "Mai più!"
L'avete capito, non c'è bisogno di tirarla per le lunghe. Questa Regina capricciosa, che mette in subbuglio il cuore di fan e corridori, è la Parigi-Roubaix, detta anche semplicemente "Roubaix" perché basta la parola. Una straordinaria rompipalle che ogni anno tira fuori tutta la sua formidabile storia costringendo i tanti innamorati a fare i conti con lei.
Domenica si corre la 106° edizione e già si nota una certa agitazione. Nei bar e nei bistrot, dopo le cinque del pomeriggio, cominciano le prime discussioni. Pioverà? Farà freddo? Oppure, come dicono i soliti scontenti, anche la "Reine" non è più quella di una volta quando era terra di conquista del magnifico Roger De Vlaeminck, detentore con quattro successi del record di vittorie?
Vai a capire chi ha ragione. Il bello di questa corsa è proprio la sua assoluta pazzia. Quel senso di insensata lotteria che premia lo sconosciuto e magari penalizza il campione finito a gambe all'aria per una stupida distrazione dopo cinque ore di corsa perfetta.
La Roubaix è un po' come il calcio. Non sempre vince il migliore. Una zolla può cambiare il corso di una edizione, una buca modificare un ordine d'arrivo. Nel 1993 Franco Ballerini finì secondo per 8 centimetri battuto dal vecchio Duclos Lassalle. Per il toscano, antico corteggiatore della Roubaix, fu uno choc. Non voleva più tornarci. Fortunatamente ci ripensò dominando poi le edizioni del 1995 e del 1998. Ma Ballerini, in questo senso, non fa testo. Lui è un esagerato. Non a caso, da queste parti, nei poco invitanti bar sport della stazione vicino a Compiègne, lo considerano un extraterrestre, il figlio di un Dio maggiore arrivato chissà come da queste parti. Anche Moser era molto amato. Francesco vinse tre volte consecutivamente (1978-79-80) in quel suo modo arrembante, da cavaliere senza paura. Sembrava costruito per questa corsa che non perdona chi la subisce o la teme.

La Parigi-Roubaix è la Reine. Si fatica a scriverne perché la sua gloria è scontata, perché tutto è già stato ingigantito. Scrive Mario Fossati, uno dei più ispirati giornalisti di ciclismo: «Esiste una letteratura sull'inferno del nord, sulle ragnatele di pista, terremotate da una incuria di secoli. Il fondo stradale della Roubaix viene personificato al punto che il nemico da abbattere è il percorso, quel selciato di mattonelle ineguali divise dalla rossa polvere di porfido, o dal nero pulviscolo di carbone, con due banchine o bordures vagamente ciclabili ai margini, soffici o scivolose o motose: comunque sempre infami. Nelle corse ciclistiche la natura è solitamente un oggetto: nella Roubaix è sostanza».
C'è tutto il mistero di questa corsa nelle parole di Fossati. Oltre ad essere una corsa ciclistica, la Reine, è anche una storia molto francese. Gli italiani, che aprirebbero una spaghetteria dentro il Colosseo, non sarebbero mai riusciti a far diventare monumento nazionale dei pietroni aguzzi coperti di polvere e di carbone. Qui invece regna la tradizione. E giustamente si tutela il proprio passato nonostante gli insulti dei contadini della zona poco contenti, abbandonati i carri di carbone, di farsi venire il mal di pancia guidando i trattori sulle pietre del pavè.
Proprio la socialista Segolène Royale, nel 1992, prese a cuore la Roubaix facendo classificare i tratti di pavè come monumenti storici al pari di una cattedrale o di un castello. Questa domenica i chilometri di pavè saranno 52 divisi in 28 settori. E all'ingresso della ormai leggendaria foresta di Aremberg è stata inaugurata una stele alla memoria di Jean Stablinski, il francese di origine polacca iridato nel 1962 e morto nel luglio scorso. Detto tra parentesi, Stablinski, prima di salire in bicicletta, proprio in queste zone aveva fatto il minatore.

Una storia francese, dicevamo. Bisogna esserci passati, in questo pezzo di Francia del Nord dove il vento soffia sui detriti minerali, per entrare nel sangue di questa corsa così fuori dalle regole e dal mondo. Anche la gente del posto la ama in modo controverso. Da un lato ne riceve dei vantaggi, primo fra tutti quello di potersela godere davanti a una brasserie scolandosi dei robusti boccali di birra. Bevute collettive. Molti infatti si portano dietro moglie e figli trasformando questa domenica di corsa in un infinito picnic durante il quale il passaggio dei corridori, annunciato dalle sirene della polizia stradale, diventa decisivo come un bicchiere di Beaujaulais dopo un'abbuffata di formaggi e salsicce.

I francesi, sofisticati cultori del ciclismo su strada, in queste performances sportivo-gastronomiche (forse l'ordine va invertito) hanno raggiunto un livello di eccellenza popolare che a noi ancora difetta. C'è più cultura, più storia. Bisogna fermarsi nella foresta di Aremberg, il più dannato dei tratti in pavè, per capire come la Roubaix sia entrata nel vissuto di questa gente. Qui c'è tutta la Francia non parigina, quella più legata alla terra e più resistente ai cambiamenti, con gli uomini che portano il cappello e vanno alla domenica mattina a bere un' Artois al Cafè Terminus nella piazza del municipio. Ai bordi della foresta, di fianco a quella famosa striscia di terra battuta dove passano i corridori, le loro donne applaudono tutto e tutti in un tripudio di domenica di festa che sembra uscito da un quadro di Renoir. Incorniciate da civettuoli cappellini o intabarrate in improbabili mantelle, santificano con gridolini d'entusiasmo questa domenica così speciale.
Ma la Roubaix non è solo coreografia. È anche corsa. Corsa vera. Per quanto disertata, forse colpevolmente, dai migliori corridori del mondo è diventata sempre più corsa per specialisti senza perdere prestigio e interesse. Resta la gara in linea più vista nel mondo perchè riporta il ciclismo all'epoca dei pionieri, degli agguati, dei duelli senza paura. A quel ciclismo che non c'è più, perché tutto lo sport è diventato un'altra cosa, e non c'è bisogno ogni volta di ripeterlo.

Resta una domanda: chi la vince è un fachiro o un vero campione? Forse tutte e due, comunque è corsa da numero uno. Il pivello non la sfanga. Quel giorno, se vince, anche lui deve aver qualcosa in più. E Naturalmente tanta, tanta, fortuna.
«Ci sono tante cose ingiuste e strane nella Roubaix», spiega Franco Ballerini. «Per esempio non basta essere bravi per vincerla. Però resta una corsa unica. E in questa sua unicità si nasconde tutto il suo fascino».
Eddy Merckx, tre volte primo, attacca gli assenti: «È un danno sia per loro che per il ciclismo. Datemi retta: se non la fanno, non credete a tutte quelle balle che dicono sulla preparazione, eccetera eccetera. Non la fanno perché hanno paura. Perché alla sera, quando tornano in albergo, non vogliono aver la schiena a pezzi e le mani che tremano ancora come quelle dei vecchi...».

12 aprile 2008

 

 

 

13-04-2008 09:55 Marco Chiucchi
Questo articolo è stato scritto il 13-04-2008 09:55. This article was favoured Nessun time. Puoi lasciare un commento. Ultimo aggiornamento il 13-04-2008 09:56
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Cos è il ciclismo?Il ciclismo è uno sport, è passione, è sacrificio! Il ciclismo è uno sport molto impegnativo, che però trasmette emozioni stupende! Uno sport affascinante che ha mille sfacciettature; il ciclismo esiste in varie categorie ( ciclismo da strata, ciclismo in pista, ciclismo amatoriale, Mountin Bike ... ), ma ciò che più conta è il senso del ciclismo! A livello agonistico, non è paragonabile ad altri sport; il ciclismo è coinvolgente, il ciclismo è passione! In una gara di ciclismo, come il Giro d'Italia, gli appassionati urlano insieme, applaudono i vari corridori, non solo il proprio campione! Il Ciclismo non è da intendere solo come sport, ma come stile di vita, anche perchè comporta molti sacrifici, che però sono ripagati.

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